Cultura Enogastronomica

A tavola per le nozze di Lorenzo il Magnifico e Clarice Orsini

Il 4 giugno 1469 si celebrarono a Firenze, nella chiesa di San Lorenzo, le nozze di Lorenzo de’ Medici e Clarice Orsini (*). Una ragazza dell’alta aristocrazia romana che Lucrezia Tornabuoni aveva scelto per il figlio. Tra le due famiglie vi erano rapporti politici solidi ma soprattutto vi era la volontà di consolidare gli investimenti finanziari che la famiglia Medici operava a Roma, attraverso l’alleanza matrimoniale con il potente casato baronale romano.

L’avvenimento si celebrò con favolosi festeggiamenti, preceduti da giorni di preparativi e di regali, offerti dal contado e dalle città toscane. Per tre giorni si offrì il pranzo a circa quattrocento convitati, nonché venne dato da mangiare e da bere ad una moltitudine di persone venute da ogni angolo della città. Non badarono a spese per addobbi e decorazioni, per stoviglie, tovaglie e attrezzature da tavola e da cucina. Il tutto nel pieno rispetto delle leggi suntuarie vigenti all’epoca, per fornire l’illusione di essere una famiglia come le altre e che la città fosse ancora governata dalle istituzioni comunali.

Le cronache del tempo come riferito da Piero di Marco Parenti, uno degli invitati che li descrisse allo zio materno Filippo Strozzi, testimoniano che per le nozze “…Arrivarono al Palazzo di via Larga centocinquanta vitelle, quattromila fra galline e papere, pesci, cacciagione e moltissime botti di vini nostrali e forestieri…”. Parenti attesta, inoltre, che Lorenzo generosamente distribuì al popolo cibo, anche prima di imbandire i veri e propri banchetti che si svolsero dalla domenica al martedì.

Questi festeggiamenti fastosi erano richiesti dall’importanza della stirpe Orsini cui apparteneva la sposa Clarice che fece il suo ingresso a cavallo, accompagnata da un corteo di cavalieri. Le finestre della camera di Lorenzo erano ornate di rami d’olivo, simbolo di pace. La Comunità di Firenze aveva offerto per le nozze: 150 vitelli, 4.000 paia di capponi e 17 quintali di dolciumi e confetti.

Furono allestiti ben cinque banchetti tra il portico, la loggia e il cortile del palazzo. Le tavole delle dame e quelle dei cavalieri, come voleva la regola del tempo erano rigorosamente separate. Il tavolo della sposa, con cinquanta giovani nobildonne, si trovava nella loggia, mentre quelle anziane sedevano all’interno del palazzo alla tavola presiedute dalla madre dello sposo. Nell’androne erano i giovani con Lorenzo e Giuliano e in un altro tavolo gli anziani della città. Ulteriori mense imbandite di vivande erano sistemate sia all’interno del palazzo, sia sulla strada affinché tutta la città potesse godere dei festeggiamenti.

Ciascuna portata era preceduta da squilli di tromba. I portatori si fermavano ai piedi dello scalone e solo a un cenno stabilito dello scalco si dirigevano parte al piano superiore e parte nelle logge. In tal modo nello stesso momento le vivande erano presenti ovunque.

Anche l’apparecchiatura della tavola era accuratissima. Circondavano il David, la famosa statua bronzea di Donatello, alte tavole ricoperte da tovaglie; agli angoli enormi bacili d’ottone con i bicchieri. Sulle tavole una grande tazza d’argento colma d’acqua per rinfrescare bicchieri e bibite. Tra i vini figuravano: malvagie, trebbiano e vermiglio ottimo.

Sulla tavola dei banchetti del Magnifico figuravano capponi, papere, cacciagione e vitelle, cotte arrosto ma anche allesso e arricchite da verdure e dolci. Solitamente le carni erano condite con cannella, zafferano, noce moscata, coriandolo, pepe, zenzero, chiodi di garofano. All’epoca il gusto agrodolce era molto apprezzato, come le salse a base di melangolo (una salsa di arance amare), mostarda e cotognata.

Non mancavano nell’apparecchiatura: “… saliere d’ariento, forchette e coltellerie, nappi e morselletti” . Frutta candita, giuncate, cialdoni e berlingozzi, “mandorle confette, confettiere pe’ pinocchiati” ed ogni tavolo era “rallegrato da danze, musiche e piccoli spettacoli.”

(*) Nata nel 1452 da Iacopo di Orso Orsini, signore di Monterotondo, e Maddalena Orsini, figlia del conte di Tagliacozzo e Albe. Si trattava di una delle famiglie più ricche e potenti della penisola, con feudi e possedimenti in gran parte dell’Italia centro – meridionale

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