L’anice verde (Pimpinella anisum)* è una pianta erbacea originaria del Medio Oriente. La sua diffusione è documentata sin dai tempi dei Faraoni e riguarda tutto il bacino del Mediterraneo.
Sin dall’antichità è stata usata nella divinazione e nella cura tuttavia grande fama ancor oggi è quella che lo vede protagonista nella produzione di liquori.
Nel 1687 i veneziani conquistarono la città greca di Myzithras-Mistras, vicino a Sparta, e da qui importarono un liquore d’anice. Quando il liquore giunse a Venezia assunse il nome della località ellenica e diventò mistrà.
Simile all’ouzo greco, anch’esso a base di anice, in laguna prese il nome, con cui ancora oggi lo conosciamo, quello del centro d’origine: Mistrà. Il Mistrà da Venezia si spostò anche verso ovest, a Orzinuovi, nel bresciano, un tempo confine tra la Lombardia veneta e quella austriaca. È bevanda popolarissima, soprattutto d’estate, perché rinfresca, e serve anche da base, ce lo racconta addirittura Giacomo Casanova, per il punch.
Il consumo nella Serenissima finisce per sparire, a poco a poco, con le conquiste austriache e spagnole tuttavia si diffonde anche nelle Marche, probabilmente dal porto di Ancona. Ancor oggi lo produce la Varnelli, a Muccia, alle pendici dei monti Sibillini, in provincia di Macerata.
L’Anisetta Meletti, a base di anice verde Anisetta Meletti è un vanto della liquoreria marchigiana, utilizzando l’anice che si trova sulle colline del Piceno (Castignano, Appignano del Tronto, Offida), particolarmente favorevoli per clima e suolo. Dal 1870 ad Ascoli Piceno le qualità dell’ Anice Verde di Castignano contribuirono a rendere particolare il gusto dell’Anisetta Meletti, nata ad opera di Silvio Meletti, che perfezionò la ricetta materna distillando la materia prima con un alambicco da lui disegnato.
L’Anice Verde di Castignano, deriva da un ceppo nostrano di anice verde unito nel Trecento con uno di origini mediorientali, presenta particolari caratteristiche di aromaticità e sapore per il contenuto di anetolo superiore. Il valore di questa coltivazione, che oggi è ridotta a modeste quantità, è stato salvaguardato anche con una legge della Regione Marche del 2003 che ha evitato l’estinzione dell’ecotipo. Il Distillato Delizia di Anice a base di anice verde di Castignano costituisce un presidio Slow Food per la biodiversità.

A livello internazionale sono decisamente molto numerosi i liquori a base di anice: Ouzo in Grecia e in Albania, Raki in Turchia, Arak tra Libano, Iraq, Siria, Giordania. Pastis e Pernot in Francia, l’Anís del Mono in Spagna.
In Italia oltre al già citato Mistrà, figurano le dolci cugine Sambuca e Anisetta e i meno conosciuti Tutone, a base di anice siciliano ed anice stellato, e le monastiche preparazioni anisate denominate Gocce Imperiali. Tra le produzioni di sambuca in particolare è da citare quella prodotta dalla Sarandrea di Collepardo (FR), che vanta oltre cento anni di attività. Si tratta della Sambuca Vecchia ottenuta da distillato di fiori di Sambuco (Sambucus nigra) ed infuso di diverse specie di anice, una ricetta tramandata da un erborista certosino che studiò attentamente la tradizione monastica della Certosa di Trisulti (FR), dove i certosini produssero una delle prime sambuche documentate, arricchendo il distillato di anice con il fiore di sambuco durante la fase di lavorazione.
Tra i modi di bere la sambuca sicuramente la sambuca con la mosca è un classico modo italiano di servire il liquore arricchito con uno o tre chicchi di caffè tostato che galleggiano nel bicchiere. La tradizione prevede di masticare i chicchi, cioè la “mosca”, mentre si beve, creando un contrasto tra il dolce dell’anice e l’amaro del caffè. Un’altra combinazione molto popolare è come ammazzacaffè, cioè versandone un cucchiaino nel caffè caldo, due sapori contrastanti che però si esaltano a vicenda.
