L’ elicriso (Helichrysum italicum) conta ben cinquecento varietà. Come pianta del sole è legata al culto dell’astro da sempre simbolo di eternità. L’aspetto dei fiori e la predisposizione della pianta a crescere in luoghi impervi, rocciosi, molto assolati e aridi, è direttamente collegato alla sua origine etimologica, che deriva dal greco helios(sole) e chrysos (oro).
Si tratta di piccoli capolini dorati che spuntano a ombrello alla sommità degli arbusti. Già gli antichi Egizi lo raffiguravano in molte pitture e lo impiegavano per adornare le statue delle divinità. Plinio parla delle sue proprietà medicamentose, in particolare come pozione contro i morsi di serpente. Dal profumo persistente, possono essere comprati già essiccati in erboristeria o raccoglierli in natura. La lunga durata dei suoi fiori ha dato vita, alla pianta del sole, a molteplici miti e racconti.
Una leggenda narra la storia di due giovani innamorati, divisi dalla guerra. Il giorno prima della partenza, il soldato regalò alla sua amata un mazzo di elicriso. Passarono mesi e il ragazzo non tornava, così i fiori per compassione, decisero di non appassire per permettere alla fanciulla di ricordare ed avere vicino per sempre il suo amore. Fu così che le piante di elicriso strinsero il patto di mantenere sempre senza sfiorire nel tempo, vengono ricordati anche con il nome di fiori eterni, immortelle o perpetuini.
Secondo un’altra leggenda l’elicriso ha preso origine da una bellissima ninfa. Si racconta che una giovane dai lunghi capelli dorati, si fosse perdutamente innamorata di un dio che non la corrispondeva. Visse così ogni giorno della sua vita fino all’ultimo giorno nella speranza di poterlo conquistare, sacrificando la sua vita all’amore. Fu così che gli dei compassionevoli la trasformarono in una pianta di elicriso.
Gli esperti affermano che tra le piante aromatiche dell’area mediterranea, le specie di elicriso sono note per il loro alto contenuto di metaboliti secondari (in particolare flavonoidi, lattoni e terpeni) contenuti nelle infiorescenze e nelle foglie. Altresì evidenziano il particolare interesse che rivestono gli oli essenziali, che presentano odori diversi a seconda della specie e dell’ambiente di crescita. Nota tra gli erboristi come Erba del respiro, per le sue proprietà balsamiche, può essere utilizzata come rimedio naturale contro la tosse bronchiale. Non solo, l’elicriso è impiegato nella produzione di unguenti contro scottature solari, ustioni e psoriasi e, in oculistica, come emolliente in caso di congiuntiviti acute e croniche e in cosmesi.

Tuttavia l’aspetto che più mi riguarda è l’utilizzo dell’elicriso in cucina. Esso si distingue come erba aromatica per le sue note balsamiche, leggermente amare. In generale le foglie di elicriso richiamano soprattutto il profumo della liquirizia mentre il sapore dei fiori ricorda il curry. Si raccomanda di usare i fiori essiccati in quanto quelli freschi hanno un retrogusto leggermente amaro. Sono particolarmente adatti ad insaporire riso, carne, pollo e verdure. Possono essere aggiunti a mix di erbe aromatiche per dare un tocco speziato ed esotico. Provateli negli impasti per frittelle, per condire carni bianche arrosto o nelle tisane insieme ai semi di finocchio selvatico.

RISOTTO ALL’ELICRISO
Ingredienti: 350 g di riso Carnaroli, uno scalogno, mezzo litro di brodo vegetale, 50 g di parmigiano, un mazzetto di elicriso, mezzo bicchiere di vino bianco secco, 3 cucchiai di olio evo, una noce di burro e sale q.b.
Preparazione: tritare finemente lo scalogno e mettere a rosolare con tre cucchiai di olio. Aggiungere il riso, mescolare bene, tostarlo e poi versare il vino e farlo evaporare. Coprire il riso con il brodo caldo, in cui avrete messo il mazzetto di elicriso, e che aggiungerete man mano fino a completa cottura. Cinque minuti prima di spegnere il fornello unire un cucchiaio di fiori di elicriso. A fuoco spento mescolare energicamente aggiungendo il parmigiano e il burro. Lasciare riposare 5 minuti e poi servire decorando con un piccolo rametto.