Ipazia (*) nacque nel IV secolo ad Alessandria d’Egitto, capitale delle scienze dell’Impero Romano. Crebbe nel colto ambiente alessandrino e ricevette un’istruzione di prim’ordine dal padre Teone, matematico e astronomo, direttore del Museion, la più famosa Accademia dell’antichità.
Approfondi i suoi studi presso la Scuola neoplatonica, oltre a costituire un’importante rappresentante di detta filosofia, godette di un grande prestigio sociale e politico. Ipazia era ammirata per la sua bellezza e la sua saggezza, all’età di 31 anni assunse la direzione della Scuola neoplatonica di Alessandria. Insegnante di matematica e di filosofia, costituì un’autorità e un indiscusso punto di riferimento culturale nello scenario dell’epoca.
Oltre ad essere stata una grande studiosa di matematica fu autrice di numerose opere purtroppo oggi scomparse. Tradusse e divulgò molti classici greci, grazie a lei, ed al padre, se le opere di Euclide, Archimede e Diofanto presero la via dell’Oriente tornado poi in Occidente moltissimi secoli dopo.Fu una filosofa molto apprezzata: Socrate Scolastico parla di lei come della terza caposcuola del Platonismo, dopo Platone e Plotino. ll filosofo bizantino Damascio racconta come seppe passare dalla semplice erudizione alla sapienza filosofica.
Insegnò ai suoi discepoli matematica, astronomia e filosofia all’interno della Biblioteca di Alessandria (**), che a quel tempo era la più importante istituzione culturale esistente. Una delle discipline in cui Ipazia seppe distinguersi di più fu l’astronomia, compiendo interessanti scoperte circa il moto degli astri, scoperte che ella rese accessibili ai suoi contemporanei con un testo, intitolato Canone astronomico. Ipazia fu anche un’inventrice. Costruì un planisfero celeste e progettò un idroscopio, uno strumento utilizzato per pesare i liquidi.
Nonostante visse in un’epoca fortemente influenzata dalla misoginia aristotelica, in cui le donne venivano considerate esseri inferiori, Ipazia divenne così celebre per il suo acume filosofico che molti affrontavano lunghi viaggi per ascoltare le sue lezioni. Fu una convinta sostenitrice della distinzione tra religione e conoscenza, donna che rappresentava una provocazione per la sua condotta di vita indipendente, per l’impegno civile e per la sua influenza politica.
In un clima di fanatismo, di ripudio della cultura e della scienza in nome della crescente religione cristiana, Ipazia fu trucidata nel marzo del 415, lapidata in una chiesa da una folla di fanatici. Questo l’ha resa una martire della libertà di pensiero. La sua morte risuonò segnò il tramonto di Alessandria, l’antico centro della scienza, della cultura e dell’arte ellenistici. Tanto i truculenti particolari riguardanti il crimine quanto la manifesta impunità degli assassini hanno reso la morte di Ipazia uno scandalo storico memorabile.
(*) Ipazia (Alessandria d’Egitto 355/370 – 415) per approfondire il suo pensiero vedere Adriano Petta e Antonino Colavito, Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo, Roma, La Lepre edizioni, 2009; Silvia Ronchey, Ipazia, la vera storia, BUR, 2011
(**) Creata pochi anni dopo la fondazione della città da Alessandro Magno nel 331 a.C., aveva lo scopo di raccogliere tutte le opere dell’ingegno umano, di tutte le epoche e di tutti i paesi, che dovevano essere incluse in una sorta di collezione immortale per i posteri.
