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DIARIO CULINARIO DURANTE LA QUARANTENA Canditi di arancia amara

Ingredienti=   arance amare, acqua e zucchero di canna chiaro.

Preparazione= Lavare le arance e con un coltellino affilato togliere le calotte inferiori e superiori. Incidere la buccia in senso longitudinale  e ricavarne delle listarelle della larghezza di circa un centimetro, Con il coltello separare dalla  buccia la parte bianca (albedo) in quanto molto amara.  1) Prima fase: mettere le scorzette a bagno in una ciotola con acqua fredda per 24 ore, cambiando di tanto in tanto l’acqua.  2) Seconda fase: tuffare in acqua bollente le scorzette per cinque minuti e  scolarle.  Cambiare l’acqua e ripetere l’operazione per altre due volte. 3) Terza fase: pesare le scorzette e calcolare uguale peso di acqua e di zucchero. Far sciogliere lo zucchero nell’acqua e raggiunta l’ebollizione aggiungere le scorzette. Mescolare di tanto in tanto e far cuocere, a fuoco basso, fino a quando lo sciroppo sarà completamente assorbito. 4) Quarta fase: spolverare  un foglio di carta forno con abbondante zucchero e farci rotolare le scorzette;  spolverare di nuovo con lo zucchero le scorzette e lasciare asciugare, ben distanziate, per almeno 12 ore. Mettere le scorzette in un barattolo di vetro con chiusura ermetica.

 

 

 

 

Abbinamento:  Marsala vergine  dolce  –  Moscato passito liquoroso siciliano                                          Considerazioni finali: Molta pazienza ma il risultato è garantito. I canditi si possono conservare , usare nella preparazione di dolci o da passare nel cioccolata fondente fusa per costruire un irresistibile dessert.

Briciole di storia:  L’arancio amaro (Citrus aurantium varietà amara) è un albero della famiglia delle Rutacee caratterizzato da rami spinosi e  foglie alterne,  Gli  Arabi lo coltivavano fin dal IX secolo a.C.  e nei primi anni del secondo millennio lo acclimatarono in Spagna e in Sicilia solo nel XVI secolo arrivò l’arancia dolce attraverso i portoghesi. Lungo vie commerciali tracciate da tempo immemorabile, l’arancio amaro (narany) Sarebbe arrivato dall’Oriente, attraverso l’Egitto e il Nord Africa, nella Penisola Iberica. Si hanno notizie della sua presenza in Medio Oriente nel IX secolo e in Andalusia nel X secolo, Riferimenti su questo agrume si trovano soprattutto nelle opere di medicina e in quelle di viaggiatori e di storici e, in ogni caso, la frutta era considerata in generale principalmente una medicina e non un alimento. L’arancio amaro viene utilizzato dagli agricoltori soprattutto come portainnesto per gli altri agrumi per la particolare robustezza della pianta e trovano impiego nell’industria alimentare e farmaceutica.

Curiosità sull’arancio amaro :                                                                                                                                     L’ arancio amaro viene usato in profumeria per la creazione di moltissime fragranze. L’olio essenziale ottenuto dai  fiori di arancio amaro è chiamato neroli , poichè costituiva la fragranza preferita della principessa Anna de la Tremouille, moglie di Flavio Orsini duca di Bracciano e principe del feudo di Nerola, piccola cittadina del Lazio.   La  nobildonna francese  giocò un ruolo di centrale importanza alla Corte Reale spagnola  e fece del suo salotto un centro d’influenza francese in Italia. Le cronache dei primi anni del ‘700 narrano che la donna portò l’amata essenza di fiori d’arancio nella sua terra natia, attribuendogli il nome di “Neroli”, in memoria del feudo laziale .                                                                        L’intera pianta dell’arancio amaro risulta fondamentale  per la produzione di un’altra essenza il  petitgrain, cioè l’olio essenziale che si ricava dalla distillazione delle foglie, dei giovani rami e dai piccoli frutti acerbi.                                                                                                                                                                        Simbolismo: Il fiore d’arancio è da tempi immemorabili associato alla purezza e forse a causa del simbolismo che deriva dai fiori bianchi veniva impiegato per confezionare la coroncina che cingeva il capo delle spose durante le nozze, come simbolo di purezza.Nel secolo scorso i fiori d’arancio non potevano mai mancare nel bouquet da sposa. 

 Prodotto di nicchia: Acqua di fiori d’arancio amaro  di Vallebona (Liguria) produzione tradizionale recuperata in anni recenti attraverso la creazione di un apposito presidio Slow Food per la biodiversità (https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/acqua-di-fiori-di-arancio-amaro/)

 

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